- AIA MESSINA

Vai ai contenuti

Menu principale:

Archivio > Zoom > 2014_15

BENITO SACCÀ: L’ENFANT PRODIGE DELL’ARBITRAGGIO MESSINESE
ALLA SCOPERTA DEL TALENT DELLA NOSTRA SEZIONE


Da Messina a Coverciano e ritorno. Sembra il titolo di un libro di successo, e magari un giorno lo diventerà, ma per adesso è soltanto la vera storia di uno dei piccoli "talenti" dell’arbitraggio di casa nostra. Benito Saccà con la gara Ragusa – Palazzolo del campionato di Promozione ha messo il punto esclamativo ad una "settimana da Dio" (per citare il famoso movie con Jim Carrey), iniziata col raduno dei Talent presso il centro toscano storica sede dei ritiri Azzurri e terminata con l’esordio nella nuova categoria.
Nonostante la grande esperienza già accumulata Benito tradisce la timidezza dei suoi 19 anni e si mostra ancora timoroso davanti ai nostri "microfoni", ma pian piano riusciamo a farci raccontare la sua magnifica esperienza, che lo ha visto protagonista insieme agli altri giovani talenti di un raduno speciale: "Una volta varcati i cancelli di Coverciano si realizza subito che si sta entrando in un luogo sacro, magico; ero molto ansioso per l’incontro con questi giganti dell’arbitraggio come Trentalange e Rizzoli che è venuto a farci visita. Tuttavia, ho provato un grande orgoglio a poter rappresentare la Sicilia, e Messina in particolare in un evento così importante".
Come già accennato dal nostro talent diverse le personalità presenti al raduno "Talent & Mentor", su tutti Alfredo Trentalange, responsabile del Settore Tecnico, e il presidente Marcello Nicchi: "il primo ha fatto un intervento molto bello, ci ha tenuto a sottolineare l’importanza della sezione nella nostra formazione e soprattutto l’importanza dell’umiltà. Nicchi si è soffermato su un tema caro della sua presidenza ovvero la tutela dei giovani arbitri, la lotta al fenomeno deprecabile della violenza".
Con gli occhi ancora pieni di tanta grazia, ecco pronta la nuova sfida ad attendere il nostro eroe: il debutto in promozione ad appena 19 anni. Molti a quest’età sono ancora lontani dalle categorie che contano. Non il nostro, che in campo sa trasformare la sua timidezza in energia allo stato puro. "Avevo un’ansia spasmodica prima della fatidica mail di designazione; arrivate le 14.00 del martedì ecco che finalmente conoscevo la destinazione. E per la prima volta non ero da solo a dover dirigere". Già, la terna, elemento che distingue il pallone dal calcio: "domenica ero abbastanza nervoso per la gara, per gli assistenti, per tutto. Il rapporto con i colleghi è stata forse l’unica grossa novità per me, in quanto anche nelle categorie precedenti ho cercato di arbitrare tenendo presente i riferimenti da prendere in presenza di "guardalinee". L’ingresso sul terreno di gioco, il piazzamento, anche l’attenzione da riservare alle panchine. Tutti compiti suddivisi con i colleghi che oltre a sgravarti da alcune pressioni ti fanno capire di essere arrivato abbastanza lontano. Una collaborazione ottimale è fondamentale per il perfetto svolgimento della gara". Una gara non come tutte le altre, ben diretta e finita sulle pagine del quotidiano locale: "quando la mattina dopo sono andato a leggere l’articolo relativo alla mia partita ancora ero carico di adrenalina. Non avevo capito quello che avevo fatto, leggere la cronaca mi ha aiutato a rivivere la prestazione passo passo; le chiamate che ricevevo da parte di colleghi, amici e familiari, avevano l’effetto di riportarmi sempre sul terreno di gioco. Era come se quella partita non volesse mai finire". Anche se la prima gara è andata in archivio però, non è certo tempo di tirare il remo in barca: "il mio obiettivo stagionale era questo e l’ho raggiunto in pieno. Adesso naturalmente sto già pensando all’Eccellenza, ma so che raggiungerla quest’anno sarà difficile se non impossibile. Il mio scopo a questo punto è quello di non abbassare mai la mia soglia delle prestazioni. Che sia prima, seconda o promozione andrò in campo sempre con la stessa voglia. Per migliorare sempre, e per non deludere chi ha sempre creduto in me: gli amici, la Sezione e mio padre, ex arbitro che non mi ha mollato mai dalla mia prima partita fino all’ultima".
Spesso si incontrano ragazzi potenzialmente carichi di talento ma ancora molto lontani dalla piena maturazione: Benito Saccà non diventerà solo un grande arbitro, ma, siamo sicuri, anche un grande uomo. Talent non si diventa, si nasce.

Valerio Villano Barbato


 
Torna ai contenuti | Torna al menu